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| Riparte il cineforum di Arcilesbica Napoli!Martedì 13 ottobre presso il Volver café, piano interrato, h. 20 Ingresso socie & happy hour: 7euro Ingresso non socie & happy hour: 10euro C'è anche la possibilità di tesserarsi!

Bavarian Film Awards 2007: miglior attrice (Monica Bleibtreu ), miglior soggetto; miglior attrice esordiente (Hannah Herzsprung ) Biberach Film Festival 2006: Gran premio e premio del pubblico Hof International Film Festival 2006: miglior scenografia Shanghai International Film Festival 2006: miglior film Sofia International Film Festival 2007: miglior regia, premio FIPRESCI
Recensione di Delia Vaccarello - L'Unità «Quattro minuti» per riscattare due vite Violenza e talento tra donne in cella
La vita dimezzata dalla colpa e dalla violenza. Il messaggio arriva attraverso le immagini come una stilettata. In apertura, la detenuta Jenny è sulla brandina, alle sue spalle il corpo di una compagna di cella che si è impiccata. Jenny prende le sigarette dalla tasca del cadavere penzolante e fuma avidamente. Con la stessa avidità suonerà il piano dando le spalle alla tastiera con i polsi ammanettati. Le scene ci segnalano che si può sopravvivere all’orrore, alla violenza e alla colpa, che si può convivere con le atrocità incatenando una parte di noi, cioè tramite la dissociazione. Una parte non sente, e il resto della personalità vive al di là di una parete stagnante. Esseri a metà. Succede quando la brutalità ci lacera o la colpa ci tormenta. Nel film Quattro minuti di Chris Kraus con Monica Bleibtreu (nel ruolo della maestra di musica) e Hannah Herzsprung che interpreta Jenny, i due personaggi principali, tra cui si tenderà faticosamente un filo di intesa e di seduzione, sono dimezzati. Le lezioni di musica impartite da un’ottantenne alla detenuta, incatenata dalla sua stessa violenza prima che dalle guardie, non offrono un mezzo di espressione all’intera persona. L’insegnante dirà all’allieva che ha azzannato un secondino: «Come persona ti disprezzo, ma posso darti lezioni per la Musica». La maestra, a sua volta, è ammanettata al passato. A un lontano giorno in cui i nazisti, con la sua collaborazione, mandarono a morte la donna da lei amata. La colpa da cui dissociarsi, volando nelle atmosfere gelide dell’arte per l’arte, è doppia: il lesbismo vissuto come macchia «da nascondere» e il tradimento. Gelido è spesso il film nella narrazione, nei primi piani che ritraggono una donna lesbica brutta, segnata dal rifiuto di se stessa. Eppure tra le pareti stagnanti dell’anima un filo si tende. Quando le due protagoniste riusciranno a parlare, la maestra dirà all’artista: «Il tuo compito non è la leggerezza della distruzione». E pare che in quel momento riveda la sua vita, la «leggerezza» con la quale ha favorito l’impiccagione dell’amata. Pare che riveda l’orrore anche per Jenny, che nella detenuta impiccata aveva colto solo la possibilità di rubare una sigaretta. «Non so che senso abbia avuto la mia vita, ma il tuo compito è chiaro», prosegue. E si riferisce al dovere di assecondare il talento. Il richiamo al senso della vita può essere un invito all’interezza. Non solo avidità, ma significato. La ragazza suonerà dinanzi a un pubblico in visibilio per 4 minuti, grazie all’evasione dal carcere orchestrata dalla maestra. La donna anziana, questa volta, ha tradito il potere per la «liberazione» di una sua pupilla. Jenny stupirà con un mix di musica classica e africana, esibendo un talento «completo». Dopo i 4 minuti tornerà in cella. Non sappiamo se continuerà ad essere metà avida e metà reclusa. |
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